I colori della neve
La cosa che mi fa più male non è averla persa perché, anche se ho cercato in tutti i modi di convincermi del contrario, avevo già capito da un pezzo che tipo di persona fosse…
La cosa che mi fa più male è tornare a quella condizione di isolamento, di emarginazione, da cui pensavo d’ esser fuggito per sempre…è vedere gli altri ragazzi abbracciarsi, baciarsi, e sentire quella sensazione di vuoto ineluttabile che ti stritola il cuore…
Arriva gente. Michele chiude il diario che porta sempre con sé e lascia scivolare la sua Staedtler in tasca. E’ davanti alla piazzetta gremita, come al solito, e nel suo volto non c’è quasi più traccia della paresi. Ora sorride. Riempie un’ostia di granita al limone e la dà a una ragazza minuta, con grandi occhi azzurri, appena sopra un “tragico”, pensa lui, brufolo di passaggio.
La ragazza porta il cucchiaino alla bocca:
“Ti avevo detto fragola”, protesta, sorridendo anche lei.
Michele si scusa. Vorrebbe dirglielo, che non distingue i colori: avrebbe dovuto mettere i pezzi di fragola nella granita, per riconoscerla, ma stavolta non l’ha fatto.
“Va bene, mangio questa”, dice lei, e un braccio robusto e paterno l’afferra, senza però riuscire a toglierla dal buio in cui è nata.
Quel braccio la guida fino al centro della piazzetta gremita, gli odori si mescolano, tra parole spezzate, vuote, e silenzi macigni.
Michele riempie le ostie di granita e la segue con gli occhi per tutta la sera, emozionandosi ad ogni suo sorriso, ad ogni sua smorfia.
Ora ha le mani sui fianchi e il suo volto niveo arrossisce per niente.
Ha deciso: le parlerà. Registrerà in un cd ciò che lei gli fa provare, glielo metterà in tasca mentre le porgerà la granita, con pezzi abbondanti di fragola.
Michele è da poco tornato a casa.
Non ha fame.
Ha già il mouse in mano e clicca, con mano tremante.
Start.
Svago.
Registratore suoni.
La sua voce parte e rimbomba, tra le pareti bianche di una stanza angusta.
Farei di tutto per passare un solo attimo tra le tue braccia…
Il tuo viso mi dice che ami la neve, e io posso sognare… di svegliarmi sul tuo seno, mentre cade il primo fiocco…
So della solitudine che cerchi di mascherare, perché è anche la mia: te la leggo in quegli occhi che vedono dove i miei non arrivano a vedere.
Il primo fiocco e poi gli altri.
La neve cadrà e, dinanzi alla nostra mente, avrà finalmente i suoi colori: quelli che la gente non vede, di animi inquieti, fusi in una gioia sola.
Tante volte Michele s’è svegliato con la speranza di vedere dalla finestra dei fiocchi iridescenti, con la speranza di trovarla al suo fianco. Ogni sera cerca nella piazzetta gremita gli occhi di quella ragazza, con un cd e un sogno in tasca.


